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Tema: Equità & Giustizia

Vuoi sviluppare davvero in modo democratico il settore radio televisivo?
di Carlo del 2005-11-07
Oggi il settore radiotelevisivo italiano ed europeo è concentrato nelle mani di pochi soggetti che, adducendo la teoria della concorrenza globale, ci dicono che per poter competere occorre diventare o essere un'azienda molto grande e con grandi fatturati.
Questa teoria fa sì che i palinsesti siano sempre più omogenei, con "format" passati da una TV all'altra e con minore attenzione alle novità e alla fantasia.
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Re: Vuoi sviluppare davvero in modo democratico il settore radio televisivo?
di Ercole del 2005-11-07
Una legge semplice?
Si possono creare 20 canali TV nazionali con frequenza (UHF-VHF) unificata dove nessun soggetto può detenere partecipazioni in più di tre canali. Vanno inoltre creati 40 canali radio nazionali con frequenza unificata e, anche quì, nessun soggetto può detenere partecipazioni in più di tre canali.
Tutti i canali pagano un canone di concessione piuttosto elevato, ma, in cambio, lo Stato crea una struttura che gestisce in partenariato pubblico privato (PPP) la rete di trasmissione sul territorio nazionale e garantisce la stessa copertura ai 20 canali TV ed ai 40 canali radiofonici. La stessa struttura promuove la copertura e la diffusione del digitale terrestre.

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Re: Vuoi sviluppare davvero in modo democratico il settore radio televisivo?
di Ukijo del 2005-11-30
Credo che la omogeneità dei palinsesti abbia una serie di cause più complesse di quella della sola concentrazione delle testate televisive.
Ad esempio i palinsesti, non solo quelli italiani, riflettono molto fedelmente i gusti, la cultura e le abitudini dei telespettatori, specialmente nei programmi di punta. E questi programmi condizionano l'Auditel e la conseguente raccolta pubblicitaria e tariffe della stessa. La necessità poi, di accontentare un ipotetico telespettatore medio, facendosi sempre comprendere da tutti e senza offendere la sensibilità di nessuno, spinge la qualità e la creatività degli autori televisivi verso una specie di RMS, di livello medio inferiore, in pratica verso il basso.
Quindi se può essere vero per le reti private che la concentrazione è forza, (ma questo vale per tutti nell'era della globalizzazione!) queste possono trovare altre forme di cooperazione efficiente nella raccolta pubblicitaria ma rispettosa delle differenze (vedi alcuni esempi di syndacation estere).
Direi per finire che, mentre credo che tutto ciò sia lecito nell'ambito delle leggi vigenti per un emittenza privata che si sottoponga al giudizio dal mercato, rappresenta un controsenso rispetto alla mission di public utility di una televisione ''pubblica'' e finisce per rischiare di essere economicamente suicida.

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